Negli ultimi anni le mie parole hanno viaggiato molto.
Sono apparse su altri siti, hanno preso strade diverse, incontrato lettori nuovi, dialogato con contesti sempre differenti. ilRecensore.it, LuciaLibri, Casa Sanremo Writers e altri spazi hanno ospitato recensioni, riflessioni, sguardi critici nati sempre dallo stesso punto: il mio modo di leggere e di attraversare le storie.
Questa rubrica nasce dal desiderio di riportare quei testi a casa.
Ogni settimana, su lepaginecheverranno.it, raccoglierò gli articoli che ho scritto altrove, ma non solo, ci saranno appunti di lettura, divagazioni, novità dal mondo editoriale: non come semplici link, ma come tappe di un percorso coerente, frammenti di un discorso più ampio sulla letteratura, sulla scrittura e su ciò che i libri continuano a dirci, spesso quando meno ce lo aspettiamo. Qui convivono voci diverse, ma uno sguardo solo; contesti editoriali differenti, ma la stessa urgenza di leggere con attenzione e raccontare con onestà.
Se siete arrivati fin qui per caso, questo è un buon punto di partenza.
Se mi seguite da tempo, è il luogo dove tutto torna a intrecciarsi.
Perché le pagine, prima o poi, tornano sempre. E qui continueranno a venire.

Vagabondaggi letterari #1
Vito di Battista: lo sguardo che attraversa le storie
Ci sono certi autori che non si fermano sulla pagina. Restano lì, come un’ombra benevola: ti osservano mentre giri la pagina successiva, e poi continuano a camminare con te, anche dopo che hai chiuso il libro.
Così è stato per Vito di Battista, uno di quegli scrittori italiani di cui ti accorgi presto che non potrai fare a meno, perché ti guarda negli angoli meno visibili della lettura, quelli dove la lingua si fa carne e il significato si fa palpabile.
Un autore da tenere d’occhio

Nato nel 1986 in un paese d’Abruzzo a trecento gradini sul mare, Vito di Battista porta nella sua scrittura una doppia radice: quella del territorio, stretta alla memoria, alla lingua, ai gesti quotidiani, e quella dell’ampiezza delle letterature che ha studiato e amato.
Vito di Battista lavora dal 2016 come agente dei diritti esteri, editor e traduttore presso l’agenzia letteraria Otago
Nei suoi libri, questa doppia appartenenza si sente forte: la precisione del dettaglio e l’ambizione di guardare oltre il limite della pagina.
ognuno a suo modo cerca di districarsi nel complicato universo dell’esistente. Il buon uso della distanza -
Il buon uso della distanza — La distanza che racconta ciò che siamo
La frammentazione di sé in un continuo reinventarsi esistenze che non hanno mai fine, né inizio, nel tragico gioco del solipsismo artistico.
Nel suo romanzo Il buon uso della distanza, Vito gioca con l’idea di identità e apparenza come se fosse una maschera da sfilare lentamente. La storia di Pierre Renard — scrittore in bilico tra realtà e finzione — diventa l’occasione per riflettere sui mille volti della scrittura, sui meccanismi dell’editoria, sulle tensioni tra autenticità e illusioni artistiche.
Quello che mi colpì, nella mia recensione su LuciaLibri, fu proprio la capacità dell’autore di trasformare la distanza, da sé, dagli altri, dalla verità, in uno strumento narrativo incisivo e profondo.
“Si scrive per colmare una lacuna… per rimediare a una distanza, per compensare uno squilibrio naturale verso il mondo che non si lascia dire.” Il buon uso della distanza
In un mondo editoriale in cui spesso tutto appare già visto e già raccontato, Il buon uso della distanza è un invito a mettere in discussione la sicurezza con cui pensiamo di conoscere una storia — perché la distanza non è un’assenza: è un punto di vista.
Dove cadono le comete — un’opera d’impronta epica e corale, che affonda le radici in un tempo fatto di sangue e silenzi, di anime erranti e passioni incagliate
Dopo quel romanzo, Vito torna con Dove cadono le comete, pubblicato nel 2025 da Feltrinelli, e qui la sua scrittura diventa ancora più grande, più radicata, più viscerale.

In questo libro, la memoria familiare e la storia collettiva si intrecciano nella vita di un paese abruzzese sospeso fra mare e terra, fra guerra e speranza, fra leggende e verità non dette. Le vicende di Emma, Olimpo, Anita e Bianca non sono semplici figure narrative: sono corpi che portano la storia nelle ossa, nella fatica quotidiana, negli attimi in cui il destino sembra accanirsi e, allo stesso tempo, si piega alla forza dei legami umani.
Quella che può sembrare una saga familiare si trasforma in un canto corale di voci che resistono, raccontano, rinnovano la memoria di chi siamo stati — e di chi continuiamo a essere.
C’è una tenerezza antica nello sguardo di Vito di Battista, che accarezza la pagina con la stessa malinconia con cui si osserva la propria storia, quando diventa quasi leggenda.
Uno sguardo che resta
In un’intervista che ho avuto il piacere di fare per ilRecensore.it, Vito mi ha raccontato i mille volti della sua scrittura: non come lezioni da impartire, ma come territori da esplorare, con curiosità e umiltà.
Quello che emerge, leggendo i suoi libri e ascoltando la sua voce, è una coerenza rara: la ricerca di senso non è un vezzo stilistico, ma una necessità profonda. Non una fuga dalla realtà, ma un modo per abitarla meglio.
Perché leggerlo ora
In un panorama letterario che spesso corre verso l’efficienza della trama o l’effetto immediato, Vito di Battista scrive con la lentezza e la precisione di chi sa che il vero nucleo di una storia non è cosa accade, ma cosa succede dentro di noi mentre accade.
I suoi libri, così diversi tra loro eppure così coerenti nel tono e nella visione, sono come comete: arrivano, attraversano il cielo delle nostre domande e lasciano dietro di sé un bagliore che ti accompagna ancora dopo che hai smesso di leggerli.
Vagabondaggi letterari.
Ogni settimana, il luogo dove le parole tornano.
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